LA DONNA DEL MARE

Quando

21 Aprile 2026 - 26 Aprile 2026    

LA DONNA DEL MARE, di Henrik Ibsen. Regia di Rosario Tronnolone. Luci di Paolo Orlandelli. Con Arianna Ninchi .

 

“La Eventi Tagsnostalgia dell’Infinito” potrebbe essere il sottotitolo del testo teatrale La donna del mare di Henrik Ibsen, pubblicato nel 1888, due anni prima di Hedda Gabler. È un’opera percorsa da una costante tensione poetica, ed è uno dei testi più significativi di Ibsen in quell’indagine dell’universo femminile che ha caratterizzato la sua ricerca. I problemi che affronta preannunciavano allora le urgenze del Novecento e sono ancora di singolare attualità.

Ellìda, la donna del mare, ha sposato un vedovo e vive con lui e le due figliastre sulle rive di un fiordo, dove l’acqua è tiepida, flaccida, addomesticata, malata. Dentro di lei però è ancora viva la nostalgia del mare aperto, dell’Infinito, dell’amore di uno Straniero, un marinaio che ha promesso di amarla per sempre e di tornare a prenderla. Quando però lui torna davvero, si trova di fronte al dilemma della scelta, si trova a dover decidere non solo liberamente, ma anche responsabilmente.

Ellìda è un personaggio che si pone anche cronologicamente tra le altre due grandi eroine di Ibsen, Nora e Hedda. Nora, nel finale di Casa di bambola, scritto nel 1876, va via sbattendo la porta dietro di sé, abbandonando tutto alla ricerca di una vita più autentica. Hedda, nel finale di Hedda Gabler, scritto nel 1890, si spara un colpo di pistola rendendosi conto di essere in una trappola senza uscita. La scelta di Ellìda si situa a metà tra queste due scelte estreme: non parte, né si uccide, ma sceglie di rimanere, rifiutando il richiamo dello Straniero che è venuto a prenderla e che la invita a lasciare la vita mediocre che conduce nel fiordo, per abbracciare con lui la vertigine del mare aperto.

Ellìda è forse la più moderna delle eroine di Ibsen: avverte il richiamo dell’Infinito per cui è fatta ma, posta di fronte alla responsabilità della scelta, non ha forse il coraggio di andare fino in fondo. Sceglie davvero, infatti, di restare, o piuttosto non ha la forza di scegliere di partire? Come George Gray nell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, Ellìda potrebbe dire di sé «che anela al mare eppure lo teme».                                                                              Rosario Tronnolone